La Storia di Fow: L’eredità Perduta Parte 5

Capitolo 5: Addio Fiethsing.

Su avorio macchiato, le nostre anime sono legate.

Anche se le nostre catene torbide, nessuno le ha trovate.

Quando i cieli si squarciano e collassano sul mare,

Gli schiavi dipinti possono finalmente andare.

 

Il trono di pietra levigata di Alhama’at non dimostrava la sua età. L’alto, imponente costrutto mostrava un design semplice con aspri angoli acuti sui braccioli. Il colore opaco della pietra non aveva alcuna decorazione, nessuna gemma, nient’altro che la lucentezza della pietra a suggerire alcun tipo di magnificenza. Alhama’at sedeva, come faceva spesso, curvo, con le dita intrecciate sotto il mento. La sua pelle, ingrigita dalla sua lunga esistenza, non dava alcun segno di vitalità. Aveva gli occhi chiusi, la pelle sottile color cenere.

Anche se il corpo di Alhama’at sembrava senza ombra di dubbio inattivo, la sua mente non lo era. Spaziava attraverso l’universo alla ricerca della conoscenza che a lungo gli era sfuggita. Quanti eoni erano passati, da quando aveva iniziato? Nemmeno lui poteva più dirlo. Il tempo perde di significato quando è tutto ciò che hai.

Il trono del suo castello si trovava all’interno della nave ammiraglia tra le masse galleggianti che componevano Altea. La costruzione era a detta di tutti abbastanza insignificante. Pietra semplice ma affilata, posata con semplice opera di progettazione. Nessun fronzolo.

In un istante, i suoi occhi si spalancarono, mantenendo una certa tranquillità. Un ghigno divertito si insinuò sulle pallide labbra sottili.

Rachel.” Il suono della sua voce echeggiò in tutta la stanza. Un tale peso era impresso in quella singola parola che scosse le fondamenta della struttura, e piccoli frammenti di polvere caddero dal soffitto. Il suono travolse chiunque fosse a portata d’orecchio, risuonando all’interno e penetrando fino alla loro anima.

“Sì, mio ​​signore.” Colei che rispondeva al nome di Rachel apparve rapidamente da un corridoio, annunciandosi con un rispettoso inchino.

“Abbiamo un visitatore. Fa sì che sia accolto nella maniera più consona.”

“Che cosa avete in mente, mio ​​signore?”

“Voglio vedere di cosa è capace.”

“Capisco, mio ​​signore.”

Rachel cominciò a battere le mani e poi le distese davanti a lei. Una ampia matrice magica apparve a terra. Le sue linee riflettevano una luce pallida, violacea. Per un momento la matrice non emise alcun suono, poi tutto insieme, una sagoma iniziò ad emergere dal centro. All’inizio era di piccole dimensioni ma cominciò a crescere incessantemente prendendo infine la forma di un temibile drago.

Nidhogg? Ti sembra il modo di accogliere tuo figlio? “

La voce fredda e sicura di Lapis anticipò il suo arrivo, mentre entrava nella sala del trono da un’anticamera. Il suo sorriso era in linea con il suo tono ma i suoi occhi brillavano di una rabbia determinata.

“E così sei di ritorno. Come avevo previsto. Sei diventato bravo a nasconderti da me, in questi ultimi anni.” Alhama’at parlò senza muovere un muscolo. La sua posizione sul suo trono era rimasta la stessa, la sua voce pesante come non mai.

“Maestro Lapis.” Disse Rachel, un po’ sorpresa.

“Devo ammettere di essere sorpreso che tu sia ancora vivo. Quando non sono stato più in grado di individuarti, ho pensato fossi morto per sempre.” Alhama’at parlava ora con gli occhi chiusi.

“Credevi davvero che tuo figlio sarebbe morto così facilmente? Mi dispiace deluderti.”

“Sembra che tu abbia inviato i membri della mia divisione dei Sette Astri.” Disse Alhama’at, aprendo di nuovo gli occhi. “E non meno di tre.”

“Si sono dimostrati quasi sufficienti.” Disse Lapis con un ampio sorriso dentato sul suo volto. Schioccò le dita e i corpi di tre maghi comparvero in aria prima di precipitare a terra privi di vita.

“Lord Alhama’at, dopo questa sconfitta, rimangono solo Luna e Sol in grado di combattere.” Notò Rachel, senza che Alhama’at le prestasse attenzione; i suoi occhi erano invece concentrati su Nidhogg. Il drago si era parato di fronte Lapis quando il ragazzo era entrato, ma dal momento in cui la loro conversazione era iniziata aveva riconosciuto in lui il proprio vero padrone con un ruggito si scagliò in avanti, minacciando di strappare Alhama’at in due con le sue fauci. Alhama’at inspirò profondamente e pronunciò una singola parola.

“Sparisci.” E all’istante, il drago scomparve, evaporato come se non fosse mai esistito.

“Tutto questo tempo in cui siamo stati lontani ha fatto poco per arginare la tua natura petulante, ragazzo. Puoi aizzare le mie creature contro di me ma, alla fine, sono sempre le mie.” Disse Alhama’at, la sua postura ancora immutabile.

“Fa poca differenza, padre. Oggi, sono venuto solo per salutarti.”

“Non sei venuto per cercare di uccidermi di nuovo?” Lapis sorrise a queste parole.

“No. Non posso sconfiggerti. Oggi ne ho avuto l’ennesima conferma. Invece, sono venuto a dirti questo. Verrà un giorno in cui qualcuno riuscirà a sconfiggerti. E quando quel giorno arriverà, ti guarderò morire, e io prenderò il tuo potere.”

“Pensi che questo potere possa essere acquisito così facilmente? Mantenuto così facilmente? Sopportato così facilmente? Allora non hai imparato nulla, sapevo che non l’avresti fatto. Ci potrà anche essere un giorno in cui sarò battuto, ma senza alcuna conseguenza, le pagine si gireranno di nuovo e mi concederanno un’altra possibilità, e un’altra, per tutta l’eternità finché il ciclo non si interromperà alla fine. “

“Tch.” Lapis fece schioccare la lingua con impazienza. “Sempre il solito a perdere tempo con indovinelli senza senso. La tua età ti ha confuso la mente con queste sciocchezze. La gente di questo mondo sa che sei qui, pensano che tu sia una minaccia, e verranno a fermarti. Me ne sono assicurato.” Lapis sogghignò, orgoglioso della sua apparente manipolazione sottile.

“E nel tuo eccesso di sicurezza hai pensato bene di avvisarmi. Suppongo che dovrei esserne grato.”

“Sì dovresti, Padre. Addio. Quando ci rivedremo, sarò in piedi sul tuo pallido, corpo senza vita.” Lapis afferrò il bordo del suo mantello e lo fece roteare attorno a sé, stringendolo intorno al suo corpo; la sua massa divenne sempre più piccola fino a quando sparì del tutto.

“Lui non rappresenta una minaccia per il nostro piano, così come gli altri di questo mondo, del resto”. Disse Alhama’at dopo un momento, con gli occhi ancora una volta chiusi.

“Perdonatemi mio signore, ne siete sicuro?”

“Sì, il suo obiettivo è diversa dal loro, e ancora più insensato. Vuole essere quello che scrive le parole sul libro. Non si rende conto che quello che scriverà è già stato scritto. Gli altri però, non possono più essere lasciati liberi di agire indisturbati. Se vogliamo avere successo, non devono riavvolgere il tempo.”

“Mio signore, vorrei che lasciassi la questione di Lapis a me.” Rachel si inchinò davanti Alhama’at alla richiesta. Per un attimo, Alhama’at non disse nulla. Poi i suoi occhi si aprirono, fissandosi sul piccolo mucchio di maghi morti che Lapis aveva lasciato nella sala del trono.

“Non fallirò come hanno fatto loro.” Aggiunse Rachel.

“Non hanno fallito”. Corresse Alhama’at.” Semplicemente hanno rivelato una distorsione nella storia. Sono certo che non mi deluderai, Rachel.

“Grazie, lord Alhama’at.

“Credo sia giunto il momento che io veda i ficcanaso di questo mondo con i miei occhi e che li saluti come si deve.” Alhama’at non lasciò tempo per rispondere. Senza pronunciare alcun incantesimo, senza alcun lampo di magia, scomparve semplicemente dal suo trono come se ne fosse stata cancellata l’esistenza. Rachel aveva già visto questo tipo di movimento prima, era qualcosa che solo lord Alhama’at era in grado di fare, e nonostante lo avesse visto molte volte, ancora non riusciva a comprendere la vera natura di tale abilità.

“Maestro Lapis, non pensavo che saresti tornato davvero. Dovrò pensare a una punizione esemplare per te.” Mormorò Rachel mentre lasciava la sala del trono.

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Giù sulla terra, Kaguya, avendo finalmente raccolto i pezzi della Pietra Magica Lunare della quale Grusbalesta  le aveva parlato fin troppo, stava facendo ritorno al Palazzo di Luce. Grusbalesta l’aveva accompagnata per parte del viaggio, ma i due si erano separati dopo un po’ di tempo, poiché il Saggio aveva detto che doveva risvegliare i restanti membri dei Sei Saggi che erano ancora sigillati.

“Sheesh quel tizio sarà ancora occupato.” Disse Kaguya a se stessa mentre camminava verso la meta. In verità, Grusbalesta le aveva detto di aspettarlo fino al suo ritorno, ma visto che entrambi dovevano comunque andare al Palazzo, che male c’era a precederlo? Era davvero affamata dopotutto, e la promessa del banchetto vinse sulle le parole di Grusbalesta.

Forse è meglio se non c’è la Luna, pensò improvvisamente, fermandosi sul posto. Perché doveva tornare alla sua vecchia forma se tutti gli altri erano forti, giusto? Non era del tutto sicura di essere pronta a tornare a quello che era. Dopotutto, non c’era alcuna garanzia che la sé attuale sarebbe rimasta. E se… avesse smesso di essere sé stessa? Il pensiero le attraversò la testa e lo stomaco le si attorcigliò in modo tale che si sentiva come se volesse vomitare, senza però riuscire a farlo.

Rimase ferma nella sua posizione, i piedi paralizzati mentre si teneva la testa, torturata dal pensiero.

“Io non sono pronta a non essere me.” Disse con le lacrime che si formavano negli  occhi. “So che ci sono un sacco di cose cattive in questo momento, che anche il ragazzo cattivo di nome Lapis è un problema, ma… con l’aiuto di tutti… non dovrei… non dovrei avere bisogno di…”

Kaguya, distratta dalla sua stessa indecisione, non si accorse dell’uomo insolitamente alto, seppur ancora chino, che era apparso come dal nulla. Indossava lunghi abiti neri che nascondevano la pallida pelle color cenere e i suoi sottili occhi giallo-arancio.

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Fiethsing, Zero, Grimm, Lumia e Pandora erano tutti riuniti nella grande sala di guerra del Palazzo di Luce. Una mappa del mondo immensa e ben logora era stesa davanti ai cinque che stavano intorno al tavolo di quercia invecchiata su cui era adagiata. Avevano convenuto che era il momento di iniziare a coordinare sul serio le loro azioni. Cose che sembravano incidenti isolati si stavano rivelando connessi sempre di più giorno dopo giorno e non potevano più permettersi di agire in maniera indipendente.

Avevano discusso dei piani per qualche tempo, parlando di procedure di difesa e di evacuazione di emergenza per i civili della città castello del Palazzo di Luce. Grazie a Fiethsing, gli elfi di Amonsulle avevano dato la loro disponibilità ad offrirgli riparo per  qualche tempo, rompendo momentaneamente il patto di non interferire con gli affari degli esseri umani.

“Se solo fossimo uniti in pace come lo siamo in tempo di crisi” Lamentò Grimm mentre Pandora gli poggiava la mano sulla spalla.

“Dovremmo essere grati per l’aiuto, per lo meno. Forse, una volta che tutto questo sarà finito, avremo la possibilità di collaborare ulteriormente.” Lo rassicurò la regina.

Tutto ad un tratto, Fiethsing, che sembrava come addormentata, scattò improvvisamente sull’attenti, sbattendo le mani sul tavolo con un sonoro tonfo. Le sue azioni catturarono immediatamente l’attenzione degli altri, in particolare Zero che sembrava più preoccupata che sorpresa dall’improvviso gesto dell’elfo.

Fiethsing non disse nulla ai quattro, borbottando invece tra sé e sé. I suoi occhi erano spalancati per la consapevolezza e per la paura.

“Lui sapeva.”

“Fieth?”

“Sapeva che l’ho visto, è in anticipo. Lo sapeva. Lo sapeva. Lo sapeva!” Fiethsing rivolse lo sguardo in lontananza, come se stesse guardando oltre i muri della stanza.

“Qual è il problema?” Chiese Lumia, e alla domanda Fiethsing sembrò tornare di nuovo in sé.

Ahm, c’è qualcosa di cui mi devo occupare immediatamente. Mi dispiace ragazzi.” Fiethsing rivolse uno sguardo di rimorso al gruppo confuso. “E Zero…” iniziò. “Mi dispiace, ma… prenditi cura di tutti gli altri, va bene?”

“C-certo, Fieth, ma di che diavolo stai parlan–“

“Devo scappare!” Fiethsing si precipitò fuori dalla porta, in fondo al corridoio, verso la finestra aperta più vicina, balzò con grazia fuori senza precipitare, scivolò rapidamente come se il vento la stesse trasportando.

“No, no, no, no.” continuò a mormorare. “Ti prego fa che stia bene, ti prego fa che stia bene.”

A quella velocità ci volle pochissimo tempo a Fiethsing per trovare Kaguya. Beh, non era esattamente sicura di trovare Kaguya, ma di sicuro avrebbe trovato Lui, poteva sentirlo ogni volta che si muoveva. Se si era mosso, e in un posto così vicino al Palazzo di Luce, poteva significare solo che la visione di Fiethsing stava giungendo a compimento. Ma non sarebbe dovuto succedere così presto…

Poteva Lui sapere quello che lei aveva visto? Come era stato possibile?

Ti prego fa che stia bene, ti prego fa che stia bene.

La mente di Fiethsing era piena di insolita agitazione e disordine.

Scorse due figure lungo il sentiero che portava verso il Palazzo di Luce. Alcuni alberi sottili alla fine della foresta da cui sbucava il sentiero le impedivano la vista ma la sensazione nel suo petto non mentiva.

Era lui.

Se non fosse stato per l’imminente pericolo, Fiethsing avrebbe pianto per sollievo di vedere Kaguya ancora viva.

“Ah! Zia Fiethsing!” Esclamò Kaguya, come vide l’elfo discendere dal cielo.

Kaguya!” Esclamò Fiethsing, avvolgendo le braccia strette intorno alla bambina. “Che cosa ti ha fatto?”

“Zietta, mi fai male!!”  Kaguya trasalì mentre Fiethsing le afferrava le spalle quasi stritolandola. Fiethsing si voltò a guardare Alhama’at, che se ne stava, curvo a pochi passi di distanza. Non disse nulla, per il momento, e non mostrò alcun segno di movimento. In realtà, i suoi occhi sembravano essere chiusi ed il suo corpo era così immobile che sembrava una statua, ma la sgradevole sensazione di terrore che provava dentro al petto, le diceva che non era così.

“E’ arrivato poco prima di te.” Spiegò Kaguya. “E’ un cattivone, vero? Posso… sentirlo.” Kaguya cercò di descrivere meglio la sensazione, ma trovò difficoltà a mettere insieme le parole.

“E’ molto cattivo, Kaguya. Il peggiore.”

“Sei arrivata anche prima di quanto mi aspettassi. Un’impresa ammirevole.” Disse Alhama’at e la sua voce risuonò con tale peso e presenza da lasciare una sensazione di ronzio alle orecchie.

“Che cosa vuoi da lei?” Fiethsing riuscì a rispondere.

“E’ una seccatura, lei è la chiave per spezzare il filo che ho bisogno rimanga intatto fino al momento giusto.”

“Vuoi dire che hai intenzione di ucciderla?” Queste parole ferirono Fiethsing più di quanto qualsiasi spada avrebbe potuto fare mentre lasciavano le sue labbra. Kaguya alzò gli occhi verso il suo tutore, la paura e la confusione nei suoi occhi.

“La morte è priva di significato in una storia che continua senza fine. Ma so che la verità non può influenzare il tuo cuore, piccolo elfo.” Alhama’at parlava ora con gli occhi aperti, ma la sua postura era rimasta invariata. La sua lunga ombra si era trascinata per terra arrivando fino ai piedi di Fiethsing.

“Z-zietta? Cosa sta succedendo? S-siamo per battere il cattivone v-vero?”

“Non questa volta, Kaguya.” Fiethsing si voltò verso la figlia adottiva con gli occhi in lacrime. “Questa volta ho bisogno che tu scappi.”

“M-ma…”

“Ascoltami.”

“E tu cosa farai?!” Kaguya gridò, rompendo in un pianto di lacrime.

Un improvviso accumulo di potere si era generato in aria girando come una spirale intorno Alhama’at. L’uomo ricurvo alzò un dito malvagio e un getto scoppiettante di folgore nera partì dalla sua mano per colpire Fiethsing e Kaguya.

In quello che sembrò essere meno di un istante, Fiethsing aveva eretto una barriera vorticosa a guardia dell’attacco ma purtroppo non si dimostrò del tutto efficace. Fermò la folgore solo per un momento, prima di andare in frantumi. L’energia nera scintillante colpì Fiethsing al petto.

“Augh!!”

“Zia Fiethsing!” Urlò Kaguya.

“Interessante”. Alhama’at si complimentò, con la mano ancora sollevata. “Nessuno è mai sopravvissuto alla mia folgore nera prima.”

“Te lo assicuro.” Fiethsing sputò, mentre il sangue colava dalla sua bocca. “Non hai mai affrontato nessuno come me prima d’ora”. Disse rialzandosi in piedi prima di rivolgersi a Kaguya.

Kaguya, grazie mille per la gioia che mi hai portato. Tutto sommato, è stato un bel periodo…” Kaguya aprì la bocca per protestare di nuovo, ma Fiethsing pronunciò rapidamente un canto e una potente ondata di vento fece saltare in aria Kaguya, portandola lontano.

Lo sguardo di Alhama’at rimase fisso su Fiethsing.

“Non hai intenzione di seguirla?”

“Non quando ti sei rivelata essere una minaccia di uguale misura.” Rispose Alhama’at.

“Credo che sia meglio fare sul serio.” Ansimò Fiethsing.

“No. Sarebbe molto più saggio fuggire per te. Potresti vivere qualche secondo in più.” Un’altra folgore nera scoppiò dalla mano di Alhama’at. Questa volta, però, Fiethsing era preparata.

“Rilascio!” Gridò, e una strana onda di energia si generò dal suo corpo. Con un gesto della mano disfò i fili magici che costituivano l’incantesimo di Alhama’at ed esso svanì pochi centimetri prima di impattare il suo corpo.

L’aria intorno al corpo di Fiethsing iniziò a vibrare violentemente, scoppiettante selvaggiamente con energia.

“Davvero notevole.” Il volto pallido di Alhama’at rivelò un sorriso malizioso. “Non avrei mai immaginato che avresti imparato ad usare il potere del mana. Un talento del genere è sprecato per una causa così futile. “

“Taci!” Fiethsing ribatté, mentre con un braccio si stringeva il corpo sanguinante. Con un altro gesto della mano tirò fuori l’aria dai polmoni di Alhama’at, il sovrano di Altea soffocò con un rumore mentre l’aria lo lasciava, e il suo corpo tremò leggermente, ma la sua postura rimase immutata.

“Muori.” Disse Alhama’at. Senza aria, senza muovere la bocca, in qualche modo aveva parlato. La parola le si conficcò nella mente, le lacerò il corpo. Anche in questo caso tossì sangue, ma si fece forza.

Alhama’at fece un altro respiro, e di nuovo Fiethsing strappò via l’aria dai suoi polmoni. Mentre manteneva il suo incantesimo, formò un vuoto intorno alla testa dell’uomo, sperando di tirare via tutta l’aria, tutta la vita malvagia, che era rimasta nel suo corpo.

“Muori.” Disse di nuovo, incredibilmente e di nuovo la parola la pugnalò. Il mondo girava e si faceva confuso intorno a lei, ma si attaccò disperatamente alla vita. Il suo incantesimo, però, era svanito, e Alhama’at si era ripreso rapidamente.

“Conoscenza e abilità.” Disse. “Puntare alla debolezza del mio corpo, sapendo che la tua magia mediocre non può contestare la mia. Dimmi, Fiethsing dei Sei Saggi, che cosa è che ti spinge a combattere una battaglia che non puoi vincere, con tanto fervore?”

“…L’amore”. Fiethsing ansimò, tenendosi in piedi a fatica.

“L’amore”.

Ripeté Alhama’at, ora camminando lentamente verso di lei con la mano tesa. “Onorevole, di sicuro. Non temere, Fiethsing dei Sei Saggi, anche io amo tutta la vita. È per questo che ci libererò tutti”.

Con le ultime forze, Fiethsing balzò indietro per prendere le distanze da Alhama’at. Queste erano, lo sapeva, le sue ultime energie, la sua ultima possibilità. Secoli fa quando aveva studiato la natura della magia con Grusbalesta, i due avevano scoperto che l’aria è fatta di piccoli oggetti sparsi. Piccole particelle che riempiono gli spazi vuoti, soffiando la vita laddove non ce n’è.  I due avevano teorizzato che con la pratica, la magia basata sul vento poteva essere utilizzata per influenzare anche queste minuscole particelle. Ma tale sapienza magica si era rivelato troppo difficile e troppo pericolosa. Così era, ovviamente, fino a quando Fiethsing aveva scoperto il mana.

Raccolse ogni residuo della sua forza, e tirò i fili dell’ Antica Magia. Distorse e cambiò le particelle in aria incolonnandole intorno Alhama’at. Doveva fare attenzione a non causare una reazione a catena. In un attimo era fatto, le particelle erano state cambiate in quelle che davano vita a fuoco esplosivo, e Fiethsing utilizzò l’ultima goccia della sua magia per accendere la miccia.

All’improvviso, l’aria intorno Alhama’at si incendiò in un’immensa esplosione azzurra che scosse la terra per miglia attorno. La grande scia di fumo che si era generata si sparse in tutto il cielo. Fiethsing cadde in ginocchio, ansimando.

“Eh… eh… Kaguya. Mi dispiace…”

Dopo un momento, Alhama’at emerse dalla grande nube di fumo. Il suo corpo era bruciato e ferito, la sua selvaggia espressione piena di rabbia.

Egli tese un braccio, afferrò la testa di Fiethsing, e la sollevò fino alla sua.

“Muori.” Disse ancora una volta, e la parola la colpì per l’ultima volta.


Nota: Nel testo originale in inglese è contenuto un messaggio in codice che dice “I see you, let me out, you can’t control me”, nessuno sa a chi o cosa si riferisca. Altra nota insolita, il nome dell’autore è stato cancellato in questo modo “-Lore written by Rajadeem the Seer, last of his order no one.”

[Traduzione Valerio Luzzi fonte fowtcg.com]

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