La Storia di Fow – Il Ritorno del Drago Imperatore Parte 2

Capitolo due: La decisione di Kaguya.

 

 

“Quella ragazza è decisa a seguirmi a tutti i costi.”

Lapis, a cavallo di Nidhogg, guardava Pricia volare dietro di lui. Si teneva a debita distanza, in modo da non perderlo di vista ma allo stesso tempo avere la possibilità di difendersi in caso di attacco.

“Mi dispiace, ma non posso permetterti di seguirmi.”

Con uno schiocco delle dita, Lapis fece apparire una grande figura mostruosa simile ad un ombra. I tendini e la carne a brandelli sembravano cucirsi sulle ossa, formando l’immensa forma non morta di Blazer. Gli occhi della creatura erano velati di un rosso tenue. Il drago necrotico non ruggì, non sembrava nemmeno respirare, se ne stava sospeso in aria con le sue ali putride in attesa di ordini.

“Vai a giocare con la ragazza, Blazer” ordinò Lapis. Senza alcun segno di comprensione, l’abominio sbatté le sue grandi ali e volò per intercettare Pricia, mentre un sorriso sottile ma ampio si diffuse sul viso di Lapis.

Mentre Pricia sorvolava il terreno, lanciava sguardi verso questo nuovo mondo sotto di lei. Era così simile al suo anche se le evocava strane sensazioni. Non essere a casa le causava un leggero senso di smarrimento, si sarebbe sentita sempre così d’ora in poi? Istintivamente portò una mano sul petto per farsi forza.

Non doveva necessariamente andare così.

Un pensiero attraversò la sua mente, poteva vederlo. Non sapeva come, ma sapeva di potercela fare, di poter andare ovunque.

“Ovunque, tranne che a  casa.” Sospirò ma il suo pensare venne interrotto dall’attacco improvviso di un getto di fuoco nero che fece appena in tempo a schivare. Pricia guardò avanti e vide un grosso drago decrepito tra lei e Lapis, che si faceva sempre più vicino.

Pricia era certa di non aver mai visto prima questa creatura anche se avvertiva una certa familiarità. Blazer…Questa creatura… è stata chiamata Blazer. Ma come lo sapeva? Come era riuscita a schivare l’attacco?

“Eri tu, Faria?” Pricia si portò nuovamente una mano al petto. “Sei ancora…” Un altro getto di fuoco la sfiorò, si sarebbe preoccupata di Faria in un secondo momento, adesso doveva vedersela con quel mostro. Se Lapis lo aveva evocato, voleva dire che non gradiva essere seguito e quindi lei doveva assolutamente farlo.

“Questo vuol dire che devo sbarazzarmi di quella cosa…” disse. Era certa di poterlo battere, ma doveva farlo in fretta altrimenti avrebbe perso di vista il vero obbiettivo e con lui la sua unica opportunità di arrivare a Valentina. (e niente quando è destino <3 ndV).

“Ho bisogno di qualcosa, qualcosa che possa abbatterlo in un colpo.”

Non fece neanche in tempo a dirlo che l’elsa di una spada comparve da un fascio di luce sul palmo della propria mano.

“Okay, questa mi è… nuova… ma non ho davvero il tempo di pensarci!” Stringendo i denti, l’afferrò e tirò fuori da un enorme fascio di luce una spada a lei familiare.

“Questa è… Excalibur!” Esclamò Pricia. “Non era rimasta in quel castello? Come ha fatto a…” Un’altra esplosione di fuoco nero le passò di fianco. Prima Valentina, poi gli altri mondi, e adesso quello che aveva davanti. Molte cose stavano succedendo, e Lapis le avrebbe dato delle risposte.
Con Excalibur in mano, Pricia condusse Blazer su di  una nuvola vicina. Il Drago non era molto sveglio, lanciava attacchi a caso, fu quindi facile per lei sovrastarlo e trafiggerlo direttamente dal cranio. Blazer precipitò verso il suolo e l’attenzione di Pricia tornò a Lapis che stava avanzando tra le nuvole. Pricia si gettò in avanti, raggiungendolo e puntandolo con Excalibur, sperando di colpire il drago che Lapis stava cavalcando. Lo aveva ripreso in modo così rapido che sembrava non avrebbe avuto il tempo di reagire.Tuttavia, il suo attacco non raggiunse la carne squamosa della creatura, ma il freddo acciaio. Lapis aveva evocato dal nulla una spada per parare l’attacco di Pricia e proteggere il drago che stava cavalcando.

“Quella spada…” Pricia fu sbalordita quando esaminò la lama con cui Lapis l’aveva bloccata. Anche se l’arma era avvolta da una luce di colore viola ombroso, la forma era inconfondibile.

“Excalibur!” Esclamò Pricia.

“Non è ancora completa, ma ho pensato che fosse adatta per l’occasione.” Disse Lapis.

“M-ma come? Ho Excalibur proprio qui!”

“Non ti devo alcuna spiegazione, Regina di Attoractia. Ti avevo avvisata di non seguirmi.” Con un potere sovrannaturale, Lapis spinse Pricia indietro, interrompendo il contatto tra le due Excalibur. Pricia si sforzò di rimanere in equilibrio mentre le ali cominciavano a vacillare. Aveva sforzato i suoi nuovi poteri troppo in fretta, e, lentamente, cominciò a cadere verso terra mentre Lapis si allontanava.


Zero e Charlotte si erano avvicinate ai margini della foresta, seguendo la spira di fumo grigio fino al punto di origine. Un piccolo cratere si trovava al centro del sentiero, le pietre sbalzate dall’esplosione sembravano levigate e lucidate dal calore generato. Piccole macchie di fuoco azzurro bruciavano ancora, illuminando la serata con un sinistro bagliore.

“Fieth! Dove sei!” Zero non ebbe alcuna risposta.

“Cosa è successo qui…” disse Charlotte, guardando il cratere e poi verso il cielo la nuvola di fumo. Mentre Zero cercava nell’area circostante la sua compagna, Charlotte si stava prodigando ad estinguere i piccoli focolai affinché non si estendessero fino alla foresta.

“Charlotte.” Disse Zero tornando indietro e capito cosa stava facendo la ragazza.” Grazie. È carino da parte tua”. (Ogni tanto ti rendi utile, pensa te ndY)

“Beh, non sono veloce come te, quindi ho pensato che fosse il meglio che potessi fare per aiutarti, mentre ti guardavi attorno.” Le due sedettero un momento sulla terra fredda per riposare.” Miss Fiethsing… non è davvero qui…”.

“No.” La voce di Zero era scossa nonostante cercasse di mantenere la compostezza. “Non c’è.”

“Zietta Zero!” Kaguya arrivò di corsa, il  suo volto era ancora impallidito dalla paura.

Kaguya? Perché non sei con Millium e gli altri? “

“Mi dispiace, io… non potevo andare. Non potevo lasciarla. È colpa mia… è tutta… è tutta colpa mia.”La ragazza si gettò tra le braccia di Zero, crollando di nuovo.

“Gli altri…” Zero balbettò, mentre ancora cercava di realizzare ciò che era accaduto. “Gli avete raccontato cosa ha detto Lapis?”

“L’ho fatto.” Kaguya annuì tra le lacrime. “Nyarla ha detto che potrebbe conoscere il posto visto che  ne sa di vecchie cose.”

Una brezza dolce cominciò a soffiare dai boschi occidentali. Era una sensazione insolitamente calmante. Come la mano della persona amata sulla spalla.

“Kaguya.” Una voce trasportata dal vento parlava alla ragazza, sorprendendo tutte e tre.

“Fieth!” Zero avrebbe potuto piangere al suono della sua voce. Le tre si guardarono ma Fiethsing non era da nessuna parte. La dolce brezza continuava a soffiare su di loro.

“Kaguya, ascoltami. Devi vivere per il futuro. Io… Fiethsing è morta. Dimenticala. Non vivere incatenata al passato. Non guardare indietro, non c’è niente per te lì. “

“È come… un messaggio?” Disse Charlotte e Zero annuì.

“Stava aspettando che Kaguya arrivasse qui” concluse il Saggio.

“Ma… ma zietta… tu…” Kaguya iniziò, ma il messaggio nel vento continuò senza interrompersi.

“Sono stata molto felice, lo sai. Così felice di conoscerti. Così fortunata a vederti crescere e diventare ciò chei sei. Ti voglio bene, Kaguya. E lo farò per sempre. Addio.” Con queste parole finali, la brezza svanì e insieme a lei le ultime vestigia dello spirito di Fiethsing.

“Io… io… non lo dimenticherò”. Kaguya soffocò le parole. Una grande lacrima cadde dal volto di Kaguya, catturando gli ultimi soffi di vento e formando una pietra magica quando colpì il suolo.

“Kaguya…” iniziò Zero.

“Io…”

“Stai bene?” Charlotte si avvicinò all’amica.

“Non mi piace tutto questo!” Gridò Kaguya. La pietra appena formata, come in risposta alle parole di Kaguya, cominciò a brillare con una luce magica. In un istante, un grosso boschetto di bambù spuntò intorno a Kaguya e una Luna illusoria apparve ancora una volta nel cielo.

“Io, odio tutto questo…” continuò Kaguya. “Qualcuno mi liberi da questa sensazione. Per favore… Io non… Io non voglio più essere me…” Kaguya si posò a terra e i germogli di bambù la avvolsero. Chiuse gli occhi e il mondo scomparve nel buio.

“Signorina, Signorina!” La voce stanca di Grusbalesta (Sempre bello <3 ndY) svegliò Kaguya mentre strappava i germogli di bambù circostanti. Quando finalmente ebbe tolto l’ultima delle piante, il vecchio saggio fu colto dallo stupore scoprendo che quella dentro non aveva l’aspetto della giovane ragazza che lo aveva svegliato nel suo laboratorio si trattava di una donna cresciuta, un eroe. Una donna che aveva sacrificato sé stessa per sigillare gli Cthulhu con il potere dei Saggi nei tempi passati.

 

“Quindi… sei tornata.” Grusbalesta parlava dolcemente mentre Kaguya si riprendeva dal sonno.

“Ciao, Grusbalesta. Ne è passato’di tempo”.

“Sì, certamente.” Grusbalesta sorrise, offrendo una mano per aiutarla.

“Purtroppo non abbiamo molto tempo. Dobbiamo riunire i Saggi rimasti il più in fretta possibile.” Kaguya guardò Grusbalesta con preoccupazione.

“Sì, immagino tu abbia ragione, Giovane donna

“Giovane donna?” Kaguya alzò la testa.

“Scusate, perdonate le abitudini di un vecchio topo di biblioteca”. (Bello come er sole <3 ndY)

Fonte fowtcg.com traduzione Valerio Luzzi

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