La Storia di Fow: Il Ritorno del Drago Imperatore Parte 4

Capitolo 4: Rabbioso, perché così è il mio cuore.

Pricia stava precipitando.
Aveva spinto troppo le sue abilità troppo presto dopo essere rinata, salvata dall’incarnazione di Faria che aveva recuperato il suo corpo da Valentina. Sarebbe tutta la sua concentrazione rallentare la sua discesa in modo da non morire nell’impatto con la terra che si avvicinava rapidamente.
Sentiva gli occhi pesanti e lottava per tenerli aperti. Era come quando Bai Hu le faceva lezione nei boschi di Sissei e faticava a non addormentarsi. Era una forza quasi irresistibile. Mentre l’aria sfrecciava oltre le orecchie, Pricia si voltò e vide un’enorme creatura all’orizzonte. le sue grandi ali spiegate erano così ampie che sembravano coprire il cielo e un aureola che brillava come il sole, circondava la grande testa della bestia.
“Sto… sognando?” Si chiese.
“No… resta… sveglia…” La coscienza della ragazza si affievoliva come una candela morente. Ad ogni modo non ci fu scampo, e Pricia cedette finalmente alla sua stanchezza.
All’improvviso sentì una sensazione calda e familiare. Intorno a lei il mondo sembrava aver smesso di muoversi, e si ritrovò sospesa nell’aria. In mano, dove una volta aveva tenuto Excalibur, c’era ora un’altra mano. Pricia guardò oltre per vedere il gentile sorriso di Faria che la salutava.
“Faria… come?” Chiese Pricia.
“Le nostre volontà sono intrecciate per sempre, da quando ho preso in prestito il tuo potere per salvarti”.
“Sono così stanca Faria. Questo mondo… tutti i mondi. Posso sentire le loro voci. Non posso farlo. Ho pensato che se avessi trovato Valentina le cose sarebbero migliorate ma… non posso…”
“Pricia, molto tempo fa ho affrontato quello che pensavo fosse un compito impossibile. Mi sentivo sopraffatta, volevo scappare. Ma qualcuno è apparso e mi ha ricordato qualcosa”.
“Cos’era?”
“Non devi farlo da sola”.
“Ma io… ho perso Lapis. Era l’unico a sapere… ”
“Non Valentina.” Corresse Faria. “Alice”.
“Cosa c’entra Alice?” Faria non rispose alla domanda e lentamente il mondo fermo intorno a Pricia cominciò a svanire.
“Ah, aspetta!” Pricia protestò con poco successo. Il mondo continuava a svanire, ma c’era qualcosa dietro. Una singola immagine, che Pricia poteva distinguere attraverso la nebbia del mondo sparito. Era la forma ricurva di un uomo malvagio che teneva fili oscuri che si legavano intorno a Alice ferendola. La vista uomo riaccese le sue emozioni, esacerbando il suo odio verso chi le aveva portato via la sua casa. La follia cresceva in lei mentre la rabbia lasciava spazio alla collera.
Finalmente si svegliò, sdraiata sul pavimento. Sentì l’erba che le sfiorava le dita dei piedi, l’aria fresca che soffiava nei i campi.
“Adesso capisco, Faria” disse Pricia una volta in piedi.” Questo mondo può essere diverso, ma è ancora lo stesso cielo, la stessa erba. È ancora un mondo che ha bisogno del mio aiuto.”
Decise quindi di mettersi in cammino verso il Palazzo di Luce, ma poi ricordò la visione nel suo sogno. Pensando a quelle immagini ebbe la sensazione che Alice non si trovasse più nel Palazzo.
In qualche modo sapeva esattamente dove andare, come se qualcuno la guidasse, tirandola da un filo invisibile. Era Faria? Pensò. Forse. Certamente spiegava la stranezza con Excalibur in precedenza. Ma Pricia vi trasse conforto. Non era sola, anche se il mondo era strano. Faria era ancora con lei, Alice era ancora lì, e lei non avrebbe lasciato che le cose cambiassero.


La Kaguya rinata non aveva perso tempo e aveva raccolto i restanti saggi, risvegliando quelli che erano ancora dormienti con l’aiuto di Grusbalesta. Anche Zero era arrivata, terrorizzata quanto sollevata nel vedere Kaguya in questo stato. Per quanto fosse felice di sapere che Kaguya stesse bene e sembrava aver risvegliato i suoi vecchi poteri, qualcosa non le tornava. In un primo momento le era sembrato che la sua trasformazione aveva cancellato la personalità della nuova Kaguya, ma più Zero la osservava tanto meno trovava conferme. Zero aveva notato alcuni segni che nonostante l’aspetto, indicavano che era ancora la stessa Kaguya che aveva amato come una figlia.
Pensò che stesse in qualche modo fingendo, usando la trasformazione per fuggire dai suoi stessi sentimenti.
“Non posso starmene seduta, Grusbalesta. Non posso sopportare di vederla così.”
“Stai calma. Se dobbiamo salvare questo mondo abbiamo bisogno di lei e del suo pieno potere, ha bisogno di mantenere questa forma. Non possiamo rischiare niente che possa sconvolgerla”.
“Dovremmo parlare con lei. Fiethsing… era una di noi, dopo tutto. ”
“Lo faremo. Dopo. Ora dobbiamo concentrarci sul restare vivi abbastanza a lungo per avere quella conversazione”.
“Solo… tenetela d’occhio per me quando non sono in giro, ok? Lei è… è tutto quello che mi ha lasciato.” Zero rivolse all’amico Saggio un suo sguardo empatico.
“Certamente.” Rispose Grusbalesta.” E tu sappi che non sei sola. La famiglia reale, i Saggi, siamo qui anche per te. Non puoi aiutare Kaguya se ti tagli fuori.” Il saggio si aggiustò gli occhiali.
“È proprio così cara. Kaguya è la tua bambina, ma tu sarai sempre nostra.” Moojdart intervenne, sorridendo.
“Basta così per ora” aggiunse Milest. “Siamo arrivati al luogo di riposo di Almerius.”
Kaguya, era un paio di passi avanti a loro, in piedi davanti a una radura nascosta in mezzo a una vecchia foresta.
Un sottile strato di nebbia quasi sovrannaturale si diffondeva tra gli alberi e, al di sopra delle rive del piccolo stagno, si trovava l’inconfondibile scintillio di Almerius, sigillata nella sua pietra proprio come lo era mille anni prima.


“Ora risveglierò Almerius”. Kaguya informò solennemente i Saggi, con fare tranquillo. Essi non risposero e la guardarono invece rimanendo in attesa.
Senza sforzo, Kaguya alzò le mani e il gioiello blu fluttuò verso il basso. Una luce brillante esplose dalla pietra e quando svanì la forma del capo dei Sei Saggi, stava lì sulla riva dello stagno dove poco prima stava fluttuando la gemma.
“Bene. Non è forse questo uno spettacolo per questi vecchi occhi dolenti!” Disse Almerius allegramente. “Anche se dalle vostre espressioni intuisco che non siete qui per una festa. Cavolo! Anche Milest incupito? Deve essere abbastanza grave questa volta.” Almerius si fermò per un attimo, avvolgendo i biondi capelli nelle sue dita. “Aspettate un momento, dov’è Fiethsing? E’ scappata di nuovo, eh?”
Per un attimo un silenzio grigio si diffuse tra il gruppo. Zero e Kaguya sembravano particolarmente turbate. Almerius lesse rapidamente la situazione e capì.
“Capisco. Non ci voleva. Era veramente la migliore di noi, ha rinunciato a molto per aderire alla nostra causa. Chi ci troviamo di fronte in questa nuova era? ”
“Altea” rispose Grusbalesta senza esitazione. “Quella delle leggende.”
“Hanno cercato di prendermi sotto il loro controllo” commentò Milest. “C’è anche un lupo travestito da pecora che ha preso il controllo di Moojdart in giro”.
“Per non parlare di quel moccioso di Lapis” aggiunse Zero.
“C’è molto in gioco.” Riassunse Moojdart. “Ma la minaccia primaria è Altea”.
“Capisco. Beh, non è mai stato facile per noi prima, quindi perché dovrebbe esserlo adesso?” sorrise Almerius , ma nessuno assecondò il suo atteggiamento: “Eh… va bene allora! Che cosa c’è da fare per prima cosa? ”
“Dobbiamo incontrare Millium e gli altri. Abbiamo appreso che c’è un potere che possiamo usare per fermare Alhama’at. Nyarlathotep lo stava portando lì.”
“La cthulhu?” Almerius alzò la testa.
“Molto è cambiato da quando siamo stati l’ultima volta in questo mondo.” Riflettè Grusbalesta.


Da una distanza sicura, Gill Lapis osservò come il principe del Palazzo di Luce e la prigioniera Dragonide si fondevano per formare un potente drago, l’arma di Lapis contro suo padre. Scrollandosi la polvere di dosso, si voltò per andarsene, ritrovandosi di fronte un volto familiare. Sbalordito solo per un attimo, riuscì rapidamente a riprendere la sua compostezza.

“Maestro Lapis.” Rachel lo salutò, scrutandolo attentamente.” Che cosa speri di guadagnare facendo tutto questo?”
“Rachel? Sempre il cagnolino di mio padre.” La donna di Altea non ebbe alcuna reazione al freddo appunto di Lapis.
“Maestro Lapis, hai davvero intenzione di non tornare a fianco di Lord Alhama’at?”
“Tornerò. Possiede qualcosa che intendo prendere.”
“Devi sapere molto bene che non puoi vincere contro il Signore Alhama’at”.
“Ah! Ovviamente no. Tutto quello che devo fare è starmene a guardare. Guarderò come voi tutti i piccoli pupazzi ballate, e quando finalmente cadrete… tirerò le vostre corde.” Un sorriso malvagio si fece largo sul viso di Lapis.
“Sfortunatamente sembri fraintendere. Non ti sarà permesso di stare seduto ed ammirare la tua sciocca opera. Temo che dovrò infliggerti una punizione estrema”.
“Puoi davvero permettersi di ignorare la ragazza Dragonide fuggita? Si è già fusa, lo sai?”
Anche dalla loro distanza i grandi boati del drago nato dalla fusione erano chiaramente udibili.
“Viola è più che in grado di gestire quella creatura”, spiegò Rachel. “Sono venuta qui ad occuparmi proprio di te.”
“Capisco, c’è poco da fare allora. Valentina? Dove ti nascondi? So che sei lì, vipera. ”
Da una massa di ombre che si aggrovigliavano ad altre ombre scure apparve Valentina. Tuttavia la sua forma era ancora una volta diversa, dopo aver lasciato il corpo di Pricia alla sua originaria abitante. Adesso aveva preso il corpo di un’Attoractiana che aveva ucciso su quel pianeta. Camminava con fiducia in mezzo agli altri due.
“Hai detto che mi avresti aiutato a catturare Alice. Non ho interesse per…” Valentina guardò Rachel per un attimo. “Donne più anziane.” Valentina si interruppe nuovamente prima di continuare. “Suppongo che non possa fare male averne un’altra di riserva, però a patto che mi consegni Alice come mi hai promesso”.
“Naturalmente” rispose Lapis.


“Tutto ciò è ridicolo.” Rachel, stufa di parlare, si preparò ad attaccare. In un istante, saltò in avanti, con le sue grandi ali, combinando insieme potere angelico e demoniaco Rachel riusciva ad eseguire potenti attacchi.
L’attacco era troppo forte per essere bloccato fisicamente, ma Valentina aveva un’altra cosa in mente. Aprì la bocca e intonò una potente melodia che formò un muro invisibile di suono. L’incantesimo si scontrò con Rachel, respingendola.
Stizzita, Rachel richiamò nuovamente la sua magia demoniaca, convocando un’orda di piccoli demoni che caricarono Lapis e Valentina. Il demone possessore respinse l’attacco con le sue note incantate.
“Potrei respingere queste sudice creature per tutto il giorno.” Fece Valentina a Lapis. ” Ma hai solo altri quattro minuti. Non faccio bis”.
“Non importa, sembra che un altro attore sia salito sul palco” rispose Lapis..
Proprio in quel momento, il suolo tra Valentina e Rachel cominciò a torcersi e distorcersi. Si espanse rapidamente, circondandole in una strana barriera piena di strani costrutti e scale sconnesse che sembravano condurre in nessun luogo e serpeggiavano in modi improbabili. Strade di mattoni aggrovigliate e case galleggianti a testa in giù all’interno della grande barriera.
“Meow !”


Il disagio di Valentina per l’improvviso cambiamento nello spazio fu presto spiegato, era infastidita da tutti quegli orrendi oggetti asimmetrici che vagavano nello spazio magico. Tuttavia, se ne dimenticò rapidamente quando vide chi era apparsa al centro di questo mondo pazzo.
“È… Alice? No… Alice Oscura?” Domandò Valentina.
Era fuori dubbo che una Alice fosse al centro del folle mondo in rapida espansione racchiuso nello spazio magico. Valentina aveva trascorso un bel po’ di tempo con Alice Oscura, e questa non sembrava esattamente lei, anche se Schrodinger accompagnava questa viandante come faceva con l’altra. Ad ogni modo non si trattava nemmeno dell’altra Alice. Era qualcosa di strano. Instabile, come il mondo che sembrava aver evocato con la sua sola presenza.
“C’è spazio per me ragazze? Spero che non vi dispiaccia se vi uccido tutti.” Sogghignò la nuova Alice. Dietro di lei, apparvero i suoi alleati di lunga data, la Lepre Marzolina il Ghiro Insonne ed il Cappellaio Matto.


“Stiamo cercando qualcuno. L’avete visto per caso?” Chiese il Cappellaio.
“E’ un ragazzo scontroso con i capelli bianchi. ne avete sentito parlare?” Continuò la Lepre.
“Non è lui, vero?” Chiese il Ghiro.
“Ehi, ora che mi ci fai pensare…” cominciò la Lepre.
“Sembra proprio lui!” Concluse il Cappellaio. Tutti e tre si voltarono per affrontare Lapis, seguiti dalla strana Alice. Cominciò a camminare lentamente in avanti. La sua faccia si contorceva innaturalmente, metà sorridente, mentre l’altra metà sembrava imbronciata. La sclera dell’occhio destro era di un nero di carbone e sembrava sanguinare oltre la sua palpebra inferiore. Anche la sua mano destra sembrava avvolta nell’ombra.


“TiIiIi HoOoOoOoO TroOoOvaAaAato ~” Alice parlava con una voce squillante, quasi cantando, con la testa inclinata da un lato. “Benvenuto alla festa. Cominciamo!”
Alice e la sua pazza corte si prepararono per attaccare Lapis. Egli si mosse rapidamente per rispondere, ma trovò una insolita difficoltà a muoversi nello strano spazio in cui Alice aveva avvolto lui e altri.
“Oh? Maestro Lapis sembra che vi siate fatto un nuovo amico piuttosto pericoloso.” Rachel lo derise da lontano.
“Troppo vigliacca per combattere me, quindi hai portato la terrestre a farlo per te?” Lapis rispose con rabbia. Rachel si limitò a sorridere aggiustandosi gli occhiali.
“Valentina!” Scattò Lapis. “Rimuovi questi parassiti dalla mia vista!” Ma Valentina non rispose. Non aveva alcun vincolo di fedeltà verso di lui, quindi perché avrebbe dovuto? Quel che desiderava veramente, ciò che aveva sempre desiderato era Alice.
“Alice, Alice, Alice, Alice” mormorò Valentina. “Qui finalmente, la mia bella e perfetta Alice. Qui per essere presa. Qui per essere mia.” La donna saltò tra Alice e Lapis, afferrando le braccia di Alice con le sue mani, con uno sguardo bramoso e terrificante sul suo volto.
“Valentina.” Cominciò la folle Alice. “Questa piccola festa non è per te”.
“È un’ultima richiesta prima che prenda il tuo corpo?”
“No, era un avvertimento”.
“Meow ~” gridò Schrodinger da dietro Valentina.
“Vedi, ho pensato a come ucciderti da quando hai provato ad impossessarti del mio corpo al Palazzo di Luce…”
“Non penserai davvero di potermi uccidere?” Valentina sputò.
“No, non lo penso. Ho in mente qualcosa di molto peggio.”
“Meow ~” gridò ancora Schrodinger. Improvvisamente, Alice liberò le sue braccia dalla stretta di Valentina. Valentina cercò di mantenere la presa, ma scoprì che il suo corpo improvvisamente non rispondeva. Anche i suoi occhi sembravano avere problemi, poiché la sua vista cominciava farsi buia.
“Che cosa succede?!” gridò la fanciulla di Shangri-La. Dalla bocca di Schrodinger, la creatura aveva fatto uscire una anonima scatola traslucida. Il coperchio della scatola si era aperto e aveva iniziato a risucchiare al suo interno l’intera forma di Valentina.
“Ferma! Non puoi chiudermi… ” La voce di Valentina fu tagliata mentre la sua forma era completamente contenuta all’interno della scatola.
“Alice!” Chiamò Pricia, appena arrivata sul posto. Preoccupata per la sua amica, si era accorta appena dello strano mondo all’interno della barriera in cui è entrata. Invece si accorse subito della strana condizionein cui si trovava Alice.
“Alice… che… ti è successo?” Si avvicinò alla ragazza, e mentre lo faceva, fu colta nuovamente da quella strana sensazione che aveva provato prima. Con un brillante scoppio di luce il pazzo mondo nella cupola magica di Alice si sbriciolò e Alice fu sbalzata all’indietro. Quando la luce sbiadiva un’altra donna apparve accanto a Pricia. Questa volta non c’era dubbio. Questa volta non era un sogno.
“Faria!” Esclamò Pricia.
“La corruzione su Alice sta peggiorando” osservò Faria. “Dobbiamo fermarla al più presto”.
“Mi hai trovato dopo tutto.” Fece Lapis a Pricia.
“Lapis! Una volta che ci saremo occupati di Alice, sarà il tuo turno.” La ragazza annuì.
“Ti invito a provare.” Provocò Lapis. “Vedi, ho appena finito il mio rituale. Quindi, venite pure. Se pensate sia qualcosa che può essere fermata, prova a fermarla.”

Traduzione Valerio Luzzi, fonte fowtcg.com

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