La storia di Fow: Echi del Nuovo Mondo Parte 1

Capito 1: La sua anima di silicio

Ho fatto un lungo, lungo sogno.

Machina era lì, e stavamo combattendo. Insieme? Uno contro l’altra? Non lo so. Mi ricordo di aver intrapreso un’avventura con una ragazza bestia. Era… familiare. Non l’avevo mai incontrata prima, eppure lei era la mia migliore amica. E poi… finalmente ho sognato di tornare a casa.
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I pensieri della ragazza echeggiavano dentro un sogno, un ricordo. Una memoria esiliata oltre la loro casa, oltre lo spazio e il tempo.
A cosa serve un cuore?
Sola, nel silenzio scuro e doloroso, rifletté su questa domanda. Finché a un giorno finalmente incontrò qualcuno. Qualcuno che le tolse il suo dolore e poi, finalmente, scoprì a cosa serviva un cuore. Aveva fatto una scelta, una scelta segreta.

E poi il mondo scomparve di nuovo. Ma questa volta in un diverso tipo di oscurità.

Era felice.

Soddisfatta.
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“Questo… questo è…” Era curioso. La ragazza avvertì una sensazione insolita sulle sue labbra.

Cos’era? Era… aria. Quando parlava c’era aria che usciva dalla bocca.
Il sogno oscuro si era improvvisamente concluso. Mariabella colta da una leggera brezza sul viso, e dalla luce del sole si toccò il viso. Tutto in una volta sentì il peso dell’esistenza riempirla, ritrovandosi in un luogo sconosciuto.

“Eh? Tu non sei Mary!”


Esclamò una voce stranamente familiare. Proveniva da una giovane donna che sembrava qualche anno più vecchia di Mariabella. I suoi capelli verdi e azzurri erano legati e i suoi strani vestiti erano ornati con vari decori animaleschi.

“Io sono…” La ragazza si fermò per un attimo mentre ricordava. “Sono Mariabella, apprendista del grande Maestro Machina. Potresti dirmi dove sono?”

“Mari-A-bell-A?” Pricia alzò la testa. “Pensavo di aver visto i ricordi di Mariabella in questa cosa. È strano, perché hai il suo stesso odore”. Pricia sollevò una pietra magica frastagliata che risplendeva di una tonalità di rosa, viola e blu. La ragazza l’aveva recuperata da Valentina dopo che, dopo essere stata sconfitta da Alice, si era subito dileguata.
“Mariabella”. Mariabella ripeté il nome.” Come fai a conoscere la creazione segreta di Machina?”
“Segreto? Quella cosa era enorme! Non c’era modo di tenerla segreto. Inoltre era mia amica. Dopo…” Pricia abbassò lo sguardo mentre ricordava la tragedia che aveva colpito quelli che si erano riuniti presso Yggdrasil. In quel momento, uno strano ricordo colse Mariabella.
“Maestro… Machina… è morto. È morto e non ho potuto salvarlo… huhuhu, Maestro Machina.” Le lacrime cominciarono a scorrere dagli occhi di Mariabella prima che potesse realizzarlo.
“Aspetta… quel pianto… quell’odore…” Vecchi ricordi cominciarono ad affiorare nella mente di Pricia. Ricordi di quando era sola. Quando trovò qualcuno che era solo come lei. La sua prima nuova amica dopo che la sua vecchia vita era finita. “Sei… Mary?” Chiese Pricia. “Perché sei così … piccola?”
“Io… questo è… è così che ero. Prima di morire, voglio dire. Ho dato la mia anima, il mio cuore, in modo che Mariabella potesse vivere.” Disse Mariabella singhiozzando.
“Hmmm. Non capisco, ma fondamentalmente, sei quello che cui Mary somigliava? Wow! Come mai non mi hai mai detto che eri cosi carina?” Pricia si portò le mani sui fianchi.
“C-c-c-carina ?!” Mariabella arrossì.“Nessuno mi aveva mai definita così prima!” La ragazza si palpò le guance arrossite, riprendendo subito la sua compostezza. “Allora… dove mi trovo? Come sono tornata così?”
“Ti ho evocata da una pietra magica” disse Pricia, con tono serioso. “Sei… un risonatore adesso”.
“Un… cosa?”
“Un risonatore. È come… un’ombra. Una memoria a cui è stata data vita con la magia. E dove siamo… Beh… non lo so neanche io. Fondamentalmente in un altro mondo. Ma tutti gli stessi cattivi provenienti da casa sono venuti qui, quindi stiamo cercando di fermarli. Speravo potessi essere in grado di aiutare. Io… abbiamo perso il nostro mondo. Non sono riuscita a fermare Valentina…” Pricia si morse il labbro. “Ogni volta che mi precipito da sola, fallisco. Quindi sto cercando di essere più furba e farmi aiutare. Anche Faria è in giro, dovrebbe tornare tra un po’” Pricia agitò una mano indicando l’area generale in cui credeva si trovasse Faria.
“La regina di Gloria?” Disse Mariabella, scioccata.
“Oh giusto. Suppongo che tu non l’abbia mai conosciuta, hehe.” Pricia ridacchiò.
“Wow! Sembra che siano successe un sacco di cose. Ancora non mi è tutto chiaro ma se posso aiutare la mia amica, allora sono pronta a fare qualsiasi cosa!” Disse Mariabella con fiducia.
La loro conversazione fu interrotta bruscamente, quando un potente scossa agitò la terra sotto i loro piedi. In lontananza, le due ragazze scorsero la massa di radici marce che stava eruttando dal suolo.
“Che… è questo?” Chiese Mariabella.
“Sembra Yggdrasil.” Disse Pricia, con l’orrore stampato in viso. “Cosa ha fatto Lapis alla mia casa…”
“Vengo anche io!” Disse Mariabella, evocando due piccole pistole intricate.
“Anche io”, fece Faria, avvicinandosi alle due. “Mi dispiace, ho perso di vista Alice. Ma penso di sapere dove sia diretta adesso.”
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Le radici corrotte del necrotico Yggdrasil continuavano ad intrecciarsi nella terra circostante, crescendo ad una velocità esponenziale come a voler ingoiare tutta la terra nella sua crescita mostruosa. Più in alto, sopra il legno screziato, un miasma violaceo si diffondeva, annebbiando l’aria e oscurando il cielo.
Alice era stata colpita dall’altra Excalibur. O così aveva pensato. La lama si era certamente spinta verso di lei con l’inconfondibile intento di uccidere, ma qualcosa era accaduto. Era viva per il momento. Quando la lama malvagia trafisse il suo corpo fu stata trasportata da qualche parte. Un posto vuoto. Cercò di muoversi, ma si trovò incapace. Una sigillo? Pensò. Sembrava strano che Lapis non l’avesse uccisa pur avendone la possibilità. Doveva avere una ragione per tenerla prigioniera. Beh, qualunque sia la ragione, farò meglio a cercare di uscire da qui, si disse.
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Millium e gli altri avevano appena sconfitto Alhama’at, quando Lapis era apparso e aveva assorbito l’antico potere di Altea. Debilitati e incapaci di aiutare, videro la spada magica comandata da Lapis colpire Alice, sigillandola dentro di sé.
Esausto e ferito, il gruppo era riuscito a scappare e stava tornando verso il Palazzo di Luce. Un silenzio sconfortante era calato su di loro. Anche Almerius era relativamente silenzioso. In lontananza, l’imponente e maligna forma dell’albero gigante evocato da Lapis gli ricordava dei loro recenti fallimenti.
Avevano dato tutto quello che avevano per fermare Alhama’at, e questo era esattamente quello che Lapis aveva voluto.
Cosciente, ma ancora molto indebolita dalla fusione, Ryula si appoggiava a Millium, mentre lui la aiutava a tenere il passo con gli altri. Lei appoggiò leggermente la testa sulla sua spalla, sospirando leggermente.
“Stai bene?” Chiese Millium al sospiro di Ryula.
“Ho paura” rispose Ryula. “Ma sono contenta che sei qui.” (Giù le mani da Millium ndYumi)
“Ringrazia Nyarlathotep” disse Millium indicando la cthulhu, che stava discutendo dei piani con Lumia. “È lei che ci ha guidati dove eri rinchiusa.”
“Ma tu sei quello che mi ha salvata, che si è fuso con me”, aggiunse Ryula. “La fusione è possibile solo quando due cuori sono allineati. Per i Dragonoidi… questa è una reazione molto importante tra due persone.” La ragazza dragonide si voltò, guardando Millium con aspettativa.
“Oh!” Disse Millium, sorpreso. “Beh, voglio dire che… avrei aiutato chiunque. Questo è ciò che mio padre mi ha insegnato.” Millium sorrise dolcemente. (Non ti vuole, mi dispiace Ryula ndYumi)
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Ora che le tre si erano avvicinate a sufficienza, l’orrore dell’Yggdrasil corrotto fu pienamente comprensibile a Pricia. I rami si contorcevano e pulsavano, rilasciando sempre più fumo violaceo. Sempre più viticci e radici si estendevano come tentacoli mentre l’abominevole pianta cercava di espandersi come un cancro.
Per un momento Pricia pensò di essere in un incubo. Questa era la sua casa. Era cresciuta sotto le foglie dei rami antichi di Yggdrasil. Era lì che aveva visto i suoi amici, le bestie sacre, difenderla dalla traditrice Valentina, e Lapis l’aveva trasformato in un mostro.
“Questa sensazione…” disse Mariabella. Anche lei stava fissando l’albero, ma i suoi pensieri furono distratti da una presenza stranamente familiare. Il miasma emanato dall’albero malefico cominciava a assumere la forma di un uomo familiare. Mariabella spalancò gli occhi attraverso la fitta nebbia per vedere meglio, ma l’identità dell’uomo era inconfondibile.
“Maestro Machina!” Gridò Mariabella. L’uomo sembrava muoversi senza volontà intorno a Yggdrasil, come a cercare qualcosa che non c’era.

“Mary?” Pricia si avvicinò, preoccupata. “Sembra che l’albero stia cercando di proteggere se stesso. Lascia che me ne occupi io, okay?”
Mariabella non stava ascoltando, grandi lacrime si formarono nei suoi occhi e cominciarono a scorrere sul suo volto, senza preavviso.
“Va bene”, rispose Mariabella dopo un istante, mentre si asciugava le lacrime dalle guance. “Non ho mai… non pensavo che avrei mai rivisto il Maestro Machina.”
“È davvero lui?” Chiese Pricia, scettica. “Sembra che protegga il malvagio Yggdrasil”.
“E’ lui.” Assicurò Mariabella. “Da qualche parte, dentro di me, posso ancora sentire il vero Maestro Machina. E so che posso salvarlo. Quindi, lasciami provare, Pricia. Alle parole di Mariabella, Pricia annuì con approvazione, riponendo la sua fiducia nell’amica. Mariabella sollevò una delle sue pistole verso Machina e mise l’altra mano sul suo cuore, tramutando il potere dei suoi ricordi, la sua anima, in un proiettile.
“Maestro Machina!” Chiamò l’uomo che si muoveva, rivelando immediatamente la sua presenza.
La forma corrotta di Machina si spostò a una velocità innaturale, quasi fulminea, verso Mariabella, sollevando una mano artigliata per attaccare.
“Maestro Machina…” Iniziò Mariabella. “Mi hai dato un cuore. È ora che te lo restituisca.” Mariabella sparò ed il suo proiettile partì in avanti, accompagnato dallo scoppio della sua pistola. Il proiettile si scontrò con lo stomaco di Machina, ma non sembrò provocare alcun tipo di danno. Machina continuò ad avanzare, agitando la mano artigliata.

“Mary!” Gridò Pricia. Anche Faria, sguainò la spada, pronta ad aiutare, ma Mariabella protestò ancora.
“Va tutto bene!” Disse, riportando la sua attenzione verso Machina. “Maestro Machina, so che il vero voi è ancora lì. La prego, si svegli.

Machina continuò ad attaccare per qualche istante, ma lentamente i suoi attacchi si fecero più lenti e meno deliberati. Mariabella schivava ogni attacco più facilmente del precedente mentre il mutamento nel comportamento di Machina diventava sempre più evidente.
“Maria… bella” Il risonatore Machina parlò da dietro la sua maschera. “Non avrei mai immaginato che potessi essere tu a salvarmi da questo possesso”.
“Maestro Machina!” Esclamò Mariabella mentre Pricia e Faria guardavano incredule.
“Non capisco, con cosa lo ha colpito?” Faria chiese a Pricia.
“Non ne sono sicura, ma se significa che possiamo liberare i suoi ricordi, sono contenta che abbia funzionato”, affermò Pricia. Le due donne si rilassarono, abbassando le armi che avevano mantenuto alzate durante l’intera battaglia.
“Sono di nuovo in debito con te.” disse Machina.
“No, no,” protestò Mariabella. “Io sono apprendista. È mio dovere aiutarti. È il minimo che posso fare… per tutto quello che mi hai dato” Tra le lacrime, Mariabella sorrise.
“Ahem, io… capisco”, disse Machina, cercando di mantenere la propria compostezza. “Se è così, ho un’altra cosa da chiederti.”
“Qualunque cosa.” Rispose lei.
“Gli altri Re. I loro ricordi sono intrappolati, corrotti da Yggdrasil come lo ero io. per favore liberali. Lascia che riposino in pace.” Machina indicò dietro di lui e attraverso la nebbia viola, Mariabella, Pricia e Faria potevano scorgere le forme sconvolgenti di numerose altre figure.
“Capito, maestro Machina”.
“Mariabell…” Machina iniziò, la sua voce tremava di nuovo. “Sono così dispiaciuto. Vorrei… avrei potuto darti una vita migliore, più lunga.” Le lacrime cadevano visibilmente sotto la maschera di Machina. “E adesso che ci incontriamo di nuovo… siamo solo ricordi delle persone che una volta eravamo. Haha… che scherzo crudele è questo…”

Mariabella fece qualche passo in avanti, abbracciando il Maestro, mentre entrambi soffocavano le lacrime.
“Reale o no”, disse Mariabella. “La me che è qui adesso è così felice di vederti di nuovo”. Per un attimo, la tragedia, la guerra, il dolore del mondo intorno a loro sembravano una cosa lontana. Anche Pricia e Faria non potevano fare a meno di piangere alla vista dei due.
“Per la prima volta da quando mi hai salvata, mi sento come se ci fosse una vera speranza”, disse Pricia a Faria. “Vedere quei due. Mi dà la speranza”.
“Allora abbiamo già vinto la prima battaglia” disse Faria con un sorriso. “Lasciamogli qualche altro momento prima di occuparci degli altri Re.”
“Su chi dovremo concentrarci per primo?” Chiese Pricia. “Arla può volare molto meglio di me, e questa strana nebbia rende difficile vedere”.
“Melgis” disse Faria senza esitazione. “Lui ed io abbiamo un conto in sospeso”.

[Traduzione: Valerio Luzzi fonte:fowtcg.com] 

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